Sagra delle “Ceveze”: mani che coltivano il futuro

Sagra delle "Ceveze": mani che coltivano il futuro

di Gaetano Cutolo

C’è un vecchio adagio milanese che recita: “A Milan anca i maron fan l’uga” (A Milano anche i gelsi fanno l’uva). Ciò che vuol significare è presto detto: Milano è una città capace di ricavare frutti da tutto e da tutti, di fare miracoli; con coraggio, lavoro e volontà, riesce persino a ottenere uva dagli alberi di gelso.

Ci permettiamo di reinterpretare questo detto: sarà anche vero che a Milano le opportunità abbondano, ma non sempre ciò che sembra uva è dolce. Denigrare così le “ceveze” non ci sembra giusto, né ridimensionare un albero fiero e poderoso, dalle radici profonde e resistenti che produce un “frutto antico” oggi raro, dalle proprietà organolettiche e fitoterapiche uniche.

L’APS “La Zabatta”, piccola associazione di promozione sociale nata nel 2019 a Ottaviano nell’omonima contrada da sempre impegnata nel migliorare la vivibilità della propria terra, tra le altre cose promuove la coltura delle “ceveze” varietà della Regina perché convinti che non hanno nulla da invidiare ad altri frutti cosiddetti nobili. Ci credono talmente tanto che da tre anni dedicano le loro energie nell’organizzare la “Sagra delle Ceveze” in Via Recupe. Un appuntamento fisso di ogni inizio luglio perché in quei pochi giorni il sorosio di gelso raggiunge la massima maturità e squisitezza, e anche quest’anno ha deliziato i palati di moltissimi estimatori e curiosi.

Sulla Zabatta, dunque: “le ceveze fanno ancora le ceveze”, cioè realizzano la propria essenza senza forzature, senza additivi ed in modo biologico. In passato la vendita di questo presidio permise ai contadini in sella ai loro Motom 48 di sbarcare il lunario, mantenere le famiglie e talvolta costruirsi una casa dopo anni di lavoro. Proprio come le radici tenaci dei gelsi che sfidano terreni impervi, la Sagra di quest’anno (tenutasi il 4 e 5 luglio) ha dimostrato che la tradizione può germogliare e proiettarsi verso il futuro con speranza.

Tra gli espositori, ricolmi di volontari e di racconti tramandati dagli anziani come “Ciccio Motom” e “Pasquale ‘e Mesollino”, si è respirata un’energia nuova fatta di persone felici di condividere dei momenti di spensieratezza. Sono arrivati turisti da tutto il comprensorio metropolitano e non solo, sono venuti alla scoperta dell’oro nero del Vesuvio. Ad accoglierli i volontari, gli chef ed i cuochi dell’associazione ed anche il Sindaco di Ottaviano prof. Biagio Simonetti con la sua amministrazione ha degustato i panini, i primi piatti come “le trofie o le cortecce al pesto di gelse” e del buon vino, ma hanno ascoltato anche musica classica napoletana, folcloristica e neomelodica: il giusto mix per rendere piacevoli e fresche le caldi sere d’estate.

In chiusura, il presidente Bruno Capitano ha rivolto un appassionato invito: “Queste Ceveze non sono solo frutti, ma simboli di resilienza. Come mio nonno che portava i ‘panari’ in Costiera, noi oggi doniamo la nostra storia agli altri. Il nostro sogno? Trasformare i frutti del gelso in un presidio agroalimentare di interesse e soprattutto sostenibile. Vogliamo mappare gli alberi secolari, creare una filiera certificata e restituire alle nuove generazioni la dignità della terra. Perché se Milano fa miracoli col lavoro, noi a Ottaviano, con le nostre mani callose, coltiviamo il futuro”.

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